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venerdì 4 marzo 2011

Mourinho contro tutti: la teoria dell'Identità Sociale

“Preferisco essere il sacco della boxe, colpito da tutti i codardi riuniti”. Queste sono le ultime dichiarazioni di Special One… non male, vero? Vi sarete sicuramente chiesti perché Mourinho ha come obiettivo principale quello di farsi odiare da tutti, no? (o perlomeno da tutti coloro che non tifano per la squadra che allena).
Bene, questo fenomeno può tranquillamente ascriversi alla teoria dell'Identità Sociale. Vediamo i meccanismi che la contraddistinguono:
- nell’essere umano è spontanea la tendenza a costituire gruppi, a sentirsene parte ed a distinguere il proprio gruppo di appartenenza (ingroup) da quelli di non-appartenenza (outgroup)
- l'individuo costruisce "categorie" funzionalmente discriminanti di appartenenza, basate su fattori di vario tipo (età, genere sessuale, posizione sociale o lavorativa, religione, appartenenza politica, tifo per una squadra di calcio, etc.)
- l'individuo confronta continuamente il proprio ingroup con l'outgroup di riferimento; il proprio gruppo viene implicitamente considerato "migliore" rispetto agli "altri", che vengono metodicamente svalutati o confrontati in chiave critica. Da questo processo può derivare che parte della propria autostima individuale sia dovuta alla percezione di "superiorità" del proprio ingroup rispetto agli outgroups di riferimento, e questo fenomeno può quindi portare alla continua ricerca di occasioni di "confronto sociale" (esempio, quando Mou si paragona agli altri allenatori con arroganza, senso di superiorità, etc.)
- le varie appartenenze ai diversi gruppi forniscono la base psicologica per la costruzione della propria identità sociale
Di fondo il risultato è che il suo gruppo si sente forte e coeso perché ha come obiettivo dimostrare agli altri di essere migliore.